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18 gennaio 2018 PDF Stampa E-mail

 

 

 

Giovedì 18 gennaio 2018

TRIO  CLASSICO 

LAURA BORTOLOTTO, violino; VITA PETERLIN, violoncello, 

GIACOMO DALLA LIBERA, pianoforte 

 

FRANZ JOSEPH HAYDN (1732-1809)

Trio in sol magg. Hob.XV:25  “ungherese”

 

FRANZ SCHUBERT (1797-1828)

Adagio in mi bem. magg. "Notturno",  op.148 (D 897)

 

FELIX MENDELSSOHN (1809-1847)

Trio in do min. n. 2 op. 66

 

LAURA BORTOLOTTO, classe 1995, si è diplomata in violino al Conservatorio "G. Tartini" di Trieste con il massimo dei voti, la lode e la menzione speciale di merito. Inizia gli studi di violino all’età di quattro anni con il maestro Domenico Mason; si perfeziona con il maestro Pavel Vernikov e segue corsi e masterclass dei maestri Fucks, Semchuk, Accardo, Rachlin, Volochine, Martin, Mazor, Pogorelova, Makarova, Montanari e altri. Ha studiato Musica da Camera con il Trio di Parma presso la Scuola di Musica di Duino (Trieste). Attualmente sta frequentando il biennio solistico post-master nella classe del maestro Marco Rizzi presso la Staatliche Hochschule für Musik und Darstellende Kunst di Mannheim. È risultata vincitrice di primi premi e si è classificata presso vari concorsi fra i quali il Concorso Internazionale di Mirecourt (Francia), l’International Hindemith Competition di Berlino nel 2011. Nel 2010, a soli 15 anni, vince, con il primo premio, il 29° Concorso Nazionale Biennale di Violino di Vittorio Veneto, il più importante concorso nazionale italiano di violino, risultando la più giovane vincitrice del concorso dalla sua fondazione (1962). Laura Bortolotto ha suonato come solista con orchestre importanti, italiane e estere. Svolge un’intensa attività cameristica all’interno di numerosi ensemble. Dal 2010 collabora stabilmente con il pianista Matteo Andri, col quale ha realizzato nell'estate 2016 una tournée in varie città in Italia e all'estero e si è esibito anche nell'ambito dei Concerti del Quirinale trasmessi in diretta su Radio3. Negli ultimi anni ha inciso per Amadeus e Deutsche Grammophon. Nel 2010 ha ricevuto dal Capo dello Stato Italiano Giorgio Napolitano l'Attestato di Onore di Alfiere della Repubblica "per le sue raffinate qualità di giovane violinista". Suona un violino Pressenda del 1830, messo a disposizione dalla Fondazione Pro Canale.

 

VITA PETERLIN è nata nel 1993 a Lubiana, Slovenia. Nel 2012 si è diplomata al Conservatorio di Musica e Balletto di Lubiana nella classe del M. Karmen Pečar. Dal 2012 al 2017 ha studiato presso l’Università di Musica e Arti a Graz (Austria) con il M. Julian Arp. Nel 2015 ha frequentato inoltre i corsi del M. Christian Poltera a Lucerna, Svizzera. E’ vincitrice di numerosi concorsi nazionali ed internazionali e ha ottenuto inoltre una borsa di studio dalla Fondazione Magnani e dalla Fondazione Lyra. Come solista ha suonato con la Symphony Orchestra Domžale-Kamnik; ha eseguito il Concerto in Do maggiore di Haydn con la Slovene Philharmonic String Chamber Orchestra e l’Orchestra da Camera di Trieste. Nel 2016 si è esibita alla Carnegie Hall di New York con la pianista Lianhua Chi. Nel maggio 2017 ha suonato con l'ensemble “Les Violons de France” a Parigi. Ha partecipato a numerosi festival internazionali. 

 

GIACOMO DALLA LIBERA, nato nel 1979 ha studiato presso il Conservatorio “Cesare Pollini” di Padova nella classe della Prof.ssa Micaela Mingardo, diplomandosi nel 1997 con il massimo dei voti e la lode. Ha partecipato a diversi seminari e masterclass tenuti da Maestri quali Riccardo Zadra, Leonid Margarius, Aldo Ciccolini, Paul Badura-Skoda, Antonio Ballista e Konstantin Bogino. Dal 2001 al 2005 in qualità di membro del Trio Malipiero ha frequentato l’Accademia Internazionale di Musica da Camera di Duino mentre dal 2001 al 2004 sempre con la stessa formazione segue i corsi tenuti dal Trio di Trieste presso l’Accademia Chigiana di Siena, dove ottiene per due anni consecutivi il Diploma di Merito. Si è affermato in concorsi di musica da camera nazionali ed internazionali, ottenendo diversi primi premi e ha tenuto concerti sia in molte città d’Italia sia all’estero. Ha collaborato con numerosi musicisti tra cui il Quartetto d’Archi di Torino, i violoncellisti Frieder Berthold e Marco Dalsass, le violiniste Laura Bortolotto e Tereza Privratska (primo violino del Jubilee String Quartet di Londra), i violisti Danilo Rossi ed Enrico Balboni, il clarinettista Corrado Orlando, la flautista Luisa Sello ed i pianisti Alberto Boischio e Sara de Ascaniis.


 

 
14 dicembre 2017 PDF Stampa E-mail

 

 

Giovedì 14 dicembre 2017

 DUO PIANISTICO TERESA TREVISAN - FLAVIO ZACCARIA

“...alla ricerca delle proprie radici...”

musicisti del primo novecento si confrontano con i grandi del passato

 

JOHANN SEBASTIAN BACH (1685-1750)

Passacaglia e Fuga in do minore BWV 582

(trascrizione Tagliapietra per 2 pianoforti)

 

FERRUCCIO BUSONI (1866-1924)

Fantasia Contrappuntistica

(Choral-Variationen über “Ehre sei Gott in der Höhe”, di J.S.Bach)

 

MAX REGER (1873-1916)

Variazioni e Fuga su un Tema di Mozart op.120

 

 

Il duo pianistico formato da TERESA TREVISAN e FLAVIO ZACCARIA ha debuttato nel 2002 al Festival Internazionale di Bitola (Macedonia) con l'esecuzione dei Concerti Brandeburghesi di Bach-Reger, in una rara trascrizione per pianoforte a quattro mani, più volte eseguiti in seguito con notevole successo di pubblico e critica. Provenienti da scuole diverse, quella di Luciano Gante e Aquiles Delle Vigne per Teresa e di Eugenio Bagnoli, Ugo Amendola, Bruno Mezzena per Flavio, hanno unito le personali esperienze che li avevano precedentemente portati a confrontarsi con il principale repertorio e con le particolari difficoltà proprie di questa delicata formazione: "... creano una compagine ideale e l'esecuzione è di chiarezza cristallina nelle sezioni contrappuntistiche... si fondono tecnicamente in un raffinato ensemble pianistico, pieno di arte e di poesia, con intelligente equilibrio.." (rivista musicale "Piano Journal", Londra, 2013 n.100). Dediti ad approfondire un repertorio meno frequentato, hanno inciso per Velut Luna brani per Pianoforte a quattro mani di Max Reger. L'esecuzione della Suite op.16 di Reger è valsa al duo il conferimento della Menzione d'Onore alla  Web Concert Hall Competition 2006 (USA). Nel 2016 è uscito per Limen Music  un CD/DVD contenente le opere per due pianoforti di Ferruccio Busoni, incisione che inizia una serie dedicata ai grandi autori del primo ‘900. Teresa Trevisan e Flavio Zaccaria sono stati invitati a tenere masterclasses di pianoforte e duo pianistico presso numerose istituzioni estere. Dal 2009 il duo ha collaborato con il GARR allo sviluppo del progetto LOLA (Low Latency) che studia la possibilità di collegamenti audio-video a distanza in tempo reale. Nel novembre 2010 è stato protagonista della prima esecuzione mondiale a distanza realizzata tra l'IRCAM di Parigi ed il Conservatorio Tartini di Trieste.


 

 
10 novembre 2017 PDF Stampa E-mail

 

 

 

Teatro Remondini, ore 20.45
Venerdì  10 novembre 2017 

 

QUARTETTO K
Stefano Martini, violino; Matteo Salerno, flauto;
Egidio Collini, chitarra; Fabio Gaddoni, contrabbasso

 

"SAN PIETROBURGO EXPRESS" : Viaggio sentimental-musicale nel cuore dell’Europa

 

ANONIMI
Fantasia Ungherese, su temi  tradizionali ungheresi

JOHANNES BRAHMS (1833-1897) e JÓZSEF  JOACHIM (1831-1907)
Danza Ungherese n. 5     

ANONIMO
Djelem Djelem Canzone zigana

VITTORIO MONTI (1868 – 1922)
Czárdás 

DMITRI SHOSTAKOVICH (1906 – 1975)
Romance         

ANONIMO
Ja Vstretil Vas, Mama  (canzone popolare russa)

ALFRED SCHNITTKE (1934 – 1998)
Polka 

JENŐ  HUBAY (1858 – 1937)
Serenade           

JERRY BOCK (1928-2010)
To Life dal musical “IL VIOLINISTA SUL TETTO”

FRITZ KREISLER (1875 – 1962) e FERENC LEHÁR (1870 – 1948)
Frasquita     

FRITZ KREISLER
Marcia Viennese

ISAAK DUNAYEVSKY (1900 – 1955)
Tsvetyòt  Kalina (Viburno in fiore, dal Film I Cosacchi del Kubàn) 

ANTONIN DVORAK (1841 – 1904)
Humoresque

ANONIMO
Dve Gitari (Due Chitarre, tradizionale russo)

 

Da quasi due decenni il QUARTETTO K interpreta e rielabora con uno stile personale e accurato le più belle melodie provenienti dall’area mittel-europea, russa e balcanica, un bacino inesauribile di musiche di rara bellezza che da sempre ha ispirato i più grandi compositori di ogni epoca. Il gruppo effettua costantemente un lavoro di ricerca e riscoperta di musiche dimenticate e poco conosciute tratte sia dal repertorio classico che da quello tradizionale che ripropone in pubblico con vari progetti artistici differenti e dedicati a repertori specifici. Prendono così vita programmi dedicati alla musica magiara e all’area ungherese, programmi in stile viennese in cui pare riascoltare i celebri valzer di Strauss, programmi in cui la fa da protagonista la Russia e la musica klezmer fino ad arrivare alle musiche di Shostakovich, Lehar, Shnittke ecc. I concerti del Quartetto K riscuotono ovunque i favori del pubblico che ne apprezza la grande capacità tecnica dei musicisti unita alla cantabilità delle musiche proposte. Tutti gli arrangiamenti sono originali per questa formazione. Il gruppo si esibisce in tutta Italia all’interno di festival e rassegne musicali per conto di prestigiose istituzioni musicali tra cui l’Associazione Musicale Romana, gli Amici della Musica di Milano, l’Accademia Filarmonica di Bologna (Sala Mozart)...; all’estero il Quartetto K si è esibito in Svizzera e a Malta.

 

 
22 ottobre 2017 PDF Stampa E-mail

 

MUSICA IN SALOTTO

Sala della Musica, via Barbieri, 23

con la gentile collaborazione della sig.ra Margherita Scarmoncin

 

Domenica 22 ottobre 2017, ore 17.30 

TRIO VENETO

Enzo Ligresti,violino; Marco Dalsass,violoncello;

Gabriele Maria Vianello Mirabello, pianoforte

 

“Le donne compositrici”

 

Questo programma vuole valorizzare due figure importanti del romanticismo europeo: Fanny Mendelssohn e Clara Schumann. Interessante la giustapposizione del compositore Felix Mendelssohn, fratello di Fanny, al fine di una corretta contestualizzazione storica e musicale.

 

FANNY CECILE HENSEL MENDELSSOHN (1805-1847)

Trio Op 11 in Re min.

   

CLARA JOSEPHINE WIECK SCHUMANN (1819-1896)

Trio in sol min. Op. 17

 

FELIX MENDELSSOHN BERTHOLDY (1809-1847)

Trio in Re minore  op. 49

   

 

ENZO LIGRESTI si è diplomato nel 1989 al Conservatorio "Benedetto Marcello" di Venezia sotto la guida di Aldo Nardo con il massimo dei voti. Nel 1991 ha conseguito presso l'Accademia Internazionale Superiore di Musica di Biella, il relativo diploma sotto la guida di Corrado Romano con esito di "Eccellente con menzione speciale". Successivamente sempre con Corrado Romano ha frequentato il Conservatorio di Ginevra e nel 1994 si aggiudica il Primo Premio di "Virtuosité" con menzione speciale. Si perfeziona inoltre con Giuliano Carmignola e ha frequentato l'Accademia "Stauffer" di Cremona con Salvatore Accardo. Premiato in numerosi concorsi nazionali ed internazionali, ha effettuato diverse registrazioni discografiche, collaborando anche con il Maestro Aldo Ciccolini, alcune delle quali prime registrazioni mondiali.  E' docente di violino presso il Conservatorio di Musica " Arrigo Pedrollo" di Vicenza. Svolge intensa attività concertistica come solista e in formazioni cameristiche (Duo-Trio e Quartetto) sempre con grande consenso di pubblico e stampa. Collabora abitualmente con i "Solisti Veneti", anche in ruoli solistici.

 

MARCO DALSASS : Si forma con Enrico Egano, Antonio Janigro e Rocco Filippini poi consegue il diploma di Eccelleza con  Antonio Meneses all’Accademia Internazionale di Biella. Nel '90 ottiene  il premio per la miglior interpretazione di Ciaccona, Intermezzo e Adagio di Luigi Dallapiccola al Concorso Internazionale “G.Cassadò” di Firenze. Ospite a Salle Pleyel di Parigi, Avery Fisher Hall di New York, Ravinia Festival di Chicago, Festival di Salisburgo, Tanglewood – Boston, Teatro Teresa Carreno di Caracas, Scala di Milano. Nel '93 ottiene un importante riconoscimento in trio d’archi dall’Università di Bloomington per volere del M° Franco Gulli. Dal '95 tiene il Master di Violoncello al Festival Internazionale di Monte San Savino. … Ha suonato da solista con Mario Brunello, Sigiswald Kujiken, Chiara Banchini, Kristian Schneider. La sua produzione discografica spazia dal violoncello barocco alla musica contemporanea, “Sei Sonate di Antonio Caldara per violoncello e continuo”, "XII Preludi per violoncello" di Mirco De Stefani, "Cassadó, Reger e Dallapiccola per violoncello”, “Trii di Mendelssohn e Shostakovich”.

 

GABRIELE MARIA VIANELLO "... pianismo nitido, solido e, quel che più conta, estremamente colorato... il contributo alla nostra Arte di un giovane dotato come lo è Gabriele Vianello rappresenta una vera benedizione." Così  Aldo Ciccolini nel 1997. L’approccio al pianoforte avviene a sei anni con il padre, il pianista Giorgio Vianello, e a undici debutta in Germania nella Sala Grande dell’Università di Mühlhacker. Ancora sedicenne, la sua esecuzione della celebre Rapsodia su un Tema di Paganini di Rachmaninov con l’Orchestra della Hochschule, a Graz, in Austria,  ottiene  un ”successo memorabile”.Al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, nel 1984, consegue il diploma con lode e menzione d’onore sotto la guida del M. Eugenio Bagnoli, che fu il pianista dei violinisti H.Szeryng, Y.Menuhin, D.Oistrakh, U.Ughi. "Le sue doti di grande musicalità, sensibilità ed intelligenza, insieme alla sua seria preparazione tecnico - musicale, gli consentono di affrontare il repertorio pianistico con grande sicurezza, raggiungendo risultati di alto livello. Sono certa che il suo talento merita il più grande successo nella carriera pianistica". - Fiesole, giugno 1991, Maria Tipo, al termine dei tre anni di corso di alto perfezionamento frequentato. Risulta vincitore di numerosi premi in concorsi pianistici nazionali ed  internazionali  ed è ospite di importanti associazioni concertistiche e Festivals sia come solista sia come camerista. E’ titolare di una cattedra di pianoforte al Conservatorio di Venezia.

 

 

 
Intervista al M°De Maria PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 20 Ottobre 2017 00:00

 

 

Intervista al M°De Maria per gli Amici della Musica "Giorgio Vianello" di Bassano del Grappa

 

- Lei ha un legame di vecchia data con il M° Giorgio Vianello cui l’associazione degli Amici della Musica di Bassano è dedicata. Quale ricordo ha del Maestro?

I ricordi sono tanti e bellissimi, non solo nella veste di Maestro appassionato ed attento ma anche a livello umano. Ho trascorso a Bassano diverso tempo per la preparazione a concerti e concorsi, andavo a casa sua ed i ritmi di lezione erano intensi. L’ho conosciuto da vicino amava trascorrere del tempo con gli amici, conversare, apprezzava la buona tavola. Grazie a lui ho avuto la fortuna di arricchirmi attraverso la musica da camera, cosa che allora era vista con sospetto, teneva dei corsi assieme ad altri maestri come Vernikov e Bogino in Toscana d’estate. Io ho partecipato ai corsi in diverse formazioni cameristiche e ritengo che questo sia importante per poter essere un musicista completo, ho suonato e studiato anche assieme a Sebastiano e Gabriele Vianello.

 

-Lei ha registrato ed interpretato in concerto lì integrale della musica per pianoforte di Chopin. Quale pensa che sia l’aspetto più interessante di questo autore?

E’ difficile isolare un singolo aspetto, il privilegio di scandagliare la sua opera  dimostra che c’è molto di più di quello che è definito come ”poeta del pianoforte”per la presenza di una sapienza costruttiva sulla forma, sul contrappunto. Sicuramente Chopin è il più barocco tra i romantici, presentando diversi punti in comune con i compositori barocchi come l’uso dell’ornamentazione. Inoltre Chopin suonava il pianoforte  sfruttando  gli armonici di ogni nota e la disposizione  armonica delle voci permette alla voce principale di risaltare con forza e spessore inauditi. Anche la ricchezza del suono di Chopin è dimostrata dal fatto che sono presenti nella sua opera contrasti, drammaticità e forza epica, al contrario del clichè che lo dipinge come tisico e malaticcio. La musica di Chopin non è solo delicatezza, è gioia di vivere, ad esempio nelle Mazurche si può notare questo aspetto.

 

- Le Mazurche rappresentano una costante in tutta l’opera di Chopin, quali sono secondo il suo parere gli aspetti più particolari di queste composizioni?

Oltre alle Mazurche anche composizioni come le Polacche sono interessanti nella musica di Chopin.Ci sono anche altre danza polacche nascoste in queste composizioni: una è Oberec e l’altra è Kuyawiak, le differenze di spirito di queste danze producono anche degli andamenti diversi, questo è il motivo per il quale nei programmi presentati in concerto sono scelte Mazurche da Opere sparse con differenti sfumature. Le ultime Mazurche scritte da Chopin hanno dei passaggi dal cromatismo wagneriano, anche il contrappunto è molto utilizzato nelle Mazurche, l’armonia è molto sapiente e presenta talvolta anche intervalli come quello di quarta aumentata dovuti a stilemi di musica popolare che riescono ad unire il sacro al profano.

 

-Lei ha inciso importanti opere di Bach, quale spetto lo accomuna a Chopin?

Bach è stato un autore di cui ho sentito il bisogno dopo Chopin. Lo stesso Chopin aveva una conoscenza  molto approfondita del Clavicembalo ben temperato di Bach, lo dimostra anche il primo Studio dell’Op 10 che ha notevoli somiglianze con il primo preludio del primo libro del Clavicembalo ben temperato, anche lo studio sul contrappunto è stato approfondito da Chopin attraverso lo studio della musica di Bach che lui stesso suonava prima dei suoi concerti (è nota la paura di Chopin nel suonare in pubblico), anche sull’ornamentazione Bach è stato un esempio.

 

- Oltre a Chopin i programmi che presenta al pubblico propongono autori come Schumann e Liszt, quale composizione di questi autori sente essere più vicina alla sua indole musicale?

Non sento più vicina una composizione di un autore piuttosto che un’altra,cerco di dare un senso ai programmi che presento ed in cui mi sento a mio agio, sono opere diverse ma che mi piacciono tutte ugualmente. Schumann nel suo Carnaval scrive un brano intitolato Chopin, fu uno tra i primi ad apprezzarlo nelle Variazioni Op 2, eppure Chopin non fu altrettanto generoso nei suoi confronti, come la sua generazione non capiva la genialità dell’opera di Schumann. Ma anche Schumann rimase sconcertato dal Finale della Sonata di Chopin Op 35 e dalla Mazurca Op 30n 4 per l’utilizzo armonico delle quinte parallele, proibite dai canoni armonici classici e quindi considerate audaci. Il Liszt che propongo in questo programma agli Amici della Musica è  quello delle trascrizioni, dai Valzer di Schubert,e nel Sonetto innovativo rispetto alla prima versione per voce e pianoforte e la celebre “campanella” da Paganini.

 

- Lei di recente è stato in giuria al Concorso pianistico internazionale Busoni di Bolzano, quali sono le caratteristiche che ha notato nei giovani pianisti che si affacciano al concertismo?

Si dice che i giovani di oggi abbiano una tecnica agguerrita e siano freddi ma nei concorsi spesso si vede  oltre alla grande tecnica il non  rispetto del testo musicale, alcuni di loro sono pedanti e limitati nella forza espressiva e possono risultare freddi, altri si prendono molte libertà che andrebbero prese nella giusta misura. L’interpretazione deve essere fatta  sempre, a dimostrazione di ciò un Saggio di Kundera dal titolo “I testamenti traditi” analizza ad un certo punto la musica di Janacek, in realtà l’interpretazione è  un lavoro simile a quello dei traduttori, con una decodificazione che deve rendere fruibile il testo. E’ interessante come ad un certo punto del Saggio si parli della stessa parola ripetuta identica per tre volte e la domanda che ci si pone è perché non utilizzare dei sinonimi, probabilmente la ripetizione ossessiva ha essa stessa un suo significato ed un rilievo che le va assegnato. Allo stesso modo anche nella musica si deve partire dal testo, tutto ha una ragione, un crescendo, un piano e quindi va reso in funzione espressiva, ancora di più nella musica  che è espressione dei sentimenti umani. Il musicista è come l’attore, deve entrare nella parte e comunicare emozioni avendo rispetto per il testo. Al Busoni,come in tutti i concorsi, accade sempre che venga eliminato qualcuno pur avendo delle buone caratteristiche.

 

- Trova che in Italia chi decide di intraprendere la strada musicale sia penalizzato rispetto chi studia all’estero?

Si, in Italia si è più penalizzati. Io insegnando al Mozarteum di Salisburgo e tenendo Masterclass all’estero noto che in Italia non mancano i buoni Maestri ma le strutture a sostegno degli allievi. Tanti ragazzi che si sono diplomati a Fiesole hanno studiato poi all’estero, alcuni di loro volevano dedicarsi all’insegnamento. In Italia chi si specializza in didattica non è detto che trovi un lavoro inerente ai suoi studi, in Svizzera ad esempio questo è automatico. All’estero ci sono più possibilità di studiare nelle strutture mentre si frequentano i Conservatori, in Italia non sempre, così come non è sempre possibile suonare in orchestra o in formazioni cameristiche. Un mio allievo che aveva la passione della direzione d’orchestra si è recato a Londra a studiare musica da camera ed ha avuto la possibilità di suonare osservando i grandi direttori d’orchestra, con un concorso è diventato assistente di Pappano al Covent Garden, ora è a Berlino assieme a Baremboim ed è stato chiamato a dirigere I due Foscari alla Scala due ore prima della scena quando Michele Mariotti diede forfait. In Italia mancano queste strutture che diano possibilità ai giovani.

 

Vincenza Caserta


 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 14 Gennaio 2018 09:13
 
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